Sikh: Gurdwara

A Novellara (RE) esiste uno dei Gurdwara più belli d’europa (casa del Guru).
Il sikhismo è nato in India settentrionale nel XV secolo ed basato sull’insegnamento di dieci guru che vissero in India tra il XV ed il XVII secolo (il primo a fondarla fu Nanak).
E’ una religione aperta a tutti, secondo la quale tutti sono uguali agli occhi di Dio. Gli indiani si sono insediati qui alla fine degli anni Ottanta, molti provenivano da un territorio vicino al Punjab e ora svolgono mansioni di diverso genere: contadini, operai, commercianti… Ma oltre a lavorare i sikh si impegnano a pregare tutti i giorni.
Il Gurdwara è stato costruito in una zona industriale, in un grande capannone che noterete perchè c’è sempre una bandiera che sventola al suo lato (pregano in quella direzione).
La struttura è divisa su due piani: quello inferiore è una zona ricreativa e conviviale, in cui, grazie a una mensa comune, vengono allestiti una colazione (da consumare prima della preghiera) e un pranzo (dopo la preghiera).
L’area superiore è deputata invece alla preghiera. Per accedervi, in segno di rispetto si deve andare scalzi e con il capo coperto. Vi saranno date delle bandane colorate (blu/arancioni) e vi sarà chiesto di bagnarvi i piedi e lavarvi le mani, secondo la tradizione come segno di purificazione.
Sono vietati anche alcolici e sigarette, proibiti da questa religione.
Due guardiani sono a custodire l’entrata e, dentro, altri due proteggono il libro sacro: il Guru Granth Sahib che per il sikh rappresenta la parola di Dio. Ecco perchè lo onorano sventolandovi sopra durante la lettura un chauri (piumino di peli di animali).
Le donne siedono (sedersi sempre, come testimonianza che tutti siamo uguali davanti a Dio) a sinistra e gli uomini a destra. Divisi anche nel momento del pasto, alla mensa.
All’uscita della sala della preghiera vi sarà offerta una pallina di farina di ceci, burro e zucchero. Ricevetela a mani conserte.
I colori predominanti sono il blu e l’arancio, colore dei turbanti che nascondono i lunghi capelli dei sikh. Per fissarli, formano una crocchia di capelli con il Kanga e la coprono con una striscia di stoffa, il patka. Poi avvolgono il turbante e alcuni mostrano un distintivo che riproduce il kahanda, simbolo sikh. Quasi tutti lo portano, ed è obbligatorio per i battezzati che devono poi seguire le cinque K, dimostrazione della loro fede.
Cosa sono le cinque k? Stanno per: kesh (i capelli raccolti in un turbante, che non vengono mai tagliati per non interferire con il corso della natura), khanga (il pettine, simbolo di ordine e di igiene), kara (il braccialetto di metallo che è al contempo segno di protezione e di fedeltà a Dio), kacha (una sorta di mutandoni, un riferimento all’obbligo di mantenersi casti prima del matrimonio) e kirpan (la spada cerimoniale, non un’arma ma un simbolo di controllo e di lotta contro le ingiustizie).
Anche agli ospiti sarà chiesto di rimanere anche per il pranzo, e la mensa ospita tutti e sedersi per terra in segno di uguaglianza. Prima si divide un dolce sacro chiamato prashad, che viene benedetto alla fine della funzione e seduti nel langar (cucina comune), viene servito un pasto vegetariano. Roti e dhal sono alcuni dei cibi serviti.
Tipico cibo indiano è la samosa che viene offerta anche durante alcuni eventi, come la grande festa del Baisakhi.
Durante le funzioni nel tempio si raccolgono offerte libere, si portano nell’apposita urna, davanti al libro sacro. Per lasciarla bisogna andaredirigersi davanti a questo ‘altare’, inchinarsi in segno di preghiera. Queste donazioni sono l’unica fonte economica che mantiene vivo il tempio, gestito grazie al lavoro volontario dei fedeli.